July 14, 2006

Le cose che odio...


Le cose che odio :
- La superficialità
- Il delirio d'onnipotenza
- L'ostentazione
- L'arroganza
- La cupidigia
- L'egoismo
- L'opportunismo
- La falsità e l'ipocrisia
- L'incoerenza
- Il cattivo gusto, l'ineleganza, l'assenza di grazia e
femminilità nella donna e di virilità nell'uomo
- Il razzismo, l'ignoranza e la stupidità
- La maleducazione
- Le convenzioni fini a se stesse
- La chiusura mentale
- Il male inferto ai bambini
- Il male inferto agli animali
- Il male inferto alla natura
- L'inquinamento e gli OGM alimentari
- La violenza e le guerre, soprattutto quelle dichiarate
da pochi contro la volontà di molti
- Ogni forma d'integralismo, religioso e/o politico
- La cucina francese
- Lo sciovinismo francese
- Lo sciovinismo leghista
- Il sushi
- Il cappuccino senza la schiuma e la panna senza le
fragole
- Il rap
- Il rock duro
- Il rock elettronico
- Il baseball
- Il football americano
- Il culturismo
- Il dooping
- I Pokemon ed i cartoons dello stesso genere
- Porta a Porta ed il suo conduttore
- Il Grande Fratello
- I politici disonesti
- I videogiochi
- I cellulari che fanno anche il caffè
- I permalosi ad oltranza
- I cortigiani
- Gli scarafaggi, intesi sia in senso entomologico
che Kafkiano. E, allo stesso modo, gli squali,
le serpi, gli sciacalli e gli avvoltoi.
- Chi si prende gioco dei sentimenti degli altri
- Quelli che non imparano dai propri errori
- Quelli che mettono il naso negli affari (e nelle storie)
che non li riguardano
- Quelli che parlano tanto di "libertà" e, dopo, sono i
primi a volerla sottrarre
- Quelli che "siedono sulla sponda del fiume" e
aspettano, e aspettano, e aspettano...perchè, intanto,
continuano a fare i propri comodi, non avendo nulla
da perdere ma tutto da guadagnare
- Quelli che instillano dubbi ed ansie per trarre
vantaggio da un animo fragile, ferito e, per questo,
ancora più cieco ed impulsivo
- Quelli che si parlano addosso perchè incapaci
d'ascoltare il prossimo
- Quelli che dicono che "ottenere non è rubare" : tranne
quando si rubi a loro, nel qual caso diviene "rapina"
- Quelli che saranno pure alti 2 m. ma che son nani
"dentro"
- Quelli che non chiedono mai "scusa" perchè vittime di
un orgoglio smisurato che ne ha estinto la ragione ed
ogni minimo senso d'autocritica e del ridicolo
- Quelli che scrivono trattati, guide, vademecum, blogs
interi sull'arte di "dominare una schiava" ed "amare
una femmina".
Non con semplicità e lùdica autoironia, ma con arie da
"guru", da "Premio Nobel" in materia (assegnatogli da
chi ?) e da..."Pifferaio di Hamlin".
Francamente trovo abbastanza squallido ed un insulto
reso all'intelligenza muliebre credere che una Donna
possa lasciarsi attrarre da belle foto (scattate da altri),
dissertazioni in linguaggio confusamente mistico-
filosofico-letterario, raccontini pseudo-moraleggianti
in stile esopico o mitologico (e piuttosto banali), testi
di poesie (quelle belle scritte da altri per altre),
canzonette carine e d'atmosfera (ma pur sempre
canzonette e frutto d'ispirazione altrui), serenate e,
sarei pronto a giurare, anche qualche lacrimevole
trascorso sulla propria esistenza.
Così, in mezzo a questo tripudio di spot pubblicitari
per convincere la "preda" dell'immensa fortuna che
le sia capitata, mi fanno (amaramente) sorridere
frasi del tipo : " Presto, cosa aspetti ? Seguimi,
seguimi...sarò la tua guida, sarò il tuo Padrone"
"Cogli questo fiorellino, ci stai ancora pensando ?
Vuoi che una rivale ti rubi l'opportunità ?"
"Sono colui che è disposto a farsi carico della
tua educazione e sofferenza" (a significare che le stia
concedendo un favore :-))
Un'altra cosa risibile e rimarchevole è che nei siti
di codesti personaggi si trovino alternati dei post
autografi ad altri vergati da ragazze da loro stessi
inventate : "manifestamente" inventate, per mostrare
le emozioni che "sarebbero in grado" di suscitare.
Come dire che "se la cantino e se la suonino".
Effettivamente s'avvertiva il bisogno d'altro incenso,
d'altre papere impagliate, di specchietti per allodole,
o..."blue dunes" per trote.
Naturalmente, se odio gli omuncoli di cui sopra, ne
deriva altrettanto che non stimi i soggetti femminili
che gli si accompagnino, considerandoli vanesi, privi
di spessore e profondità e non interessanti.
In ogni caso, ciascuno è libero di fare ciò che gli
aggradi, della propria vita, e dopo l'ultimo "giro di
giostra", al tirar delle somme, avrà avuto esattamente
quanto meritato.
- Quelli che sostengono ancora che la Juventus abbia
vinto i suoi ultimi 10 scudetti onestamente
- Quelli che, anche se il football è il gioco più bello del
mondo, pagano diversi miliardi l'anno a dei ragazzotti
in mutande perchè si divertano tirando calci ad un
pallone

E, per adesso, non mi viene in mente altro...

June 15, 2006


Il "silenzio del mare" potrebbe essere uno degl'infiniti ossimori che la vita ci regali : il mare non è mai "silenzioso".
La sua voce muta nel tono e nei significati, spaziando dal pacato sciabordìo della risacca nelle sere d'estate, ai fragori dell'onda sugli scogli, che un freddo Maestrale solleva e infrange.
Ma dolce come un sussurro d'amore, cattiva o spaventosa che sia, quella "voce" a udirla spesso, a saperla capire, a coglierne le sfumature sempre nuove, sempre diverse, diviene poco a poco "amica"...
Diviene "intima".
Smette d'essere una "voce" al di fuori del nostro corpo, delle nostre orecchie, dei nostri pensieri...non la si ascolta più.
Diviene essa stessa gioia, malinconia, rabbia, tristezza, "pensiero", seguendo i nostri umori, i battiti del cuore, il fluire dell'energie fisiche e nervose, l'emozioni che ci mancano e che vorremmo vivere...
Diviene un un ritmo naturale, diviene "istinto", abbandono primitivo che ci riporta alla "carne" o, prima ancora, all'umida protezione del ventre materno.
Allora il mare, quello vero, tace.
E inizia a parlare l'Anima.
Ma vi sono ulteriori ragioni circa la genesi di questo strano titolo.
Il "mare" aveva a che fare con la mia e-mail in un passato sofferto e recente, eppure lontano, che devo dimenticare.
Un segno di rottura dunque, e insieme di "ricostruzione".
Perch'è necessario il "silenzio", per cambiare e rinascere.
"Il silenzio del mare", infine, per il richiamo ad un romanzo breve che ho amato (mi piace molto leggere, avendone il tempo) e di cui riporto l'ultima pagina ed un commento critico di S.C. :


> " - Addio.Bisognava averla attesa all’erta quella parola per poterla udire, ma infine la udii. Von Ebrennac pure la udì, e si raddrizzò, e il suo volto e tutto il suo corpo parvero distendersi come dopo un bagno riposante.E sorrise, di modo che l’ultima immagine che io ebbi di lui fu un’immagine sorridente. E la porta si chiuse e i suoi passi svanirono in fondo alla casa.L’indomani, quando scesi a prendere la mia tazza di latte mattutina, era partito. Mia nipote aveva preparato la colazione, come ogni giorno. Mi servì in silenzio. Bevemmo in silenzio. Fuori un pallido sole splendeva attraverso la nebbia. Mi parve che facesse molto freddo."
Termina così "Il silenzio del mare", il piccolo-grande racconto pubblicato in Francia clandestinamente sotto l’occupazione nazista nel 1941, ma destinato a diventare una delle più alte testimonianze sulla dignità umana. L’autore è Vercors, pseudonimo di Jean Bruller (1902 – 1991), disegnatore satirico, partigiano nella resistenza francese, fondatore della casa editrice Editions de Minuit e poi nel dopoguerra autore di pochi altri romanzi, mai più all’altezza di quel primo straordinario gioiello.La storia è quella di un ufficiale tedesco che, durante l’occupazione nazista in Francia, prende alloggio in una casa di campagna abitata da un anziano signore e da sua nipote. Il militare è un musicista colto e raffinato che ama e rispetta la Francia e la sua cultura, ma tutti i suoi tentativi di dialogo con la coppia che è costretta a ospitarlo si infrangono contro un muro di ostinato e dignitoso silenzio. Eppure in quel mare di silenzio nasce una straordinario rapporto di comunicazione, costruito non con le parole ma attraverso gli sguardi, i gesti, le sensazioni, la grande dignità dei personaggi e il muto rispetto che si instaura tra di loro.Quaranta pagine di grande finezza e intensità che sono anche una lezione da mandare a memoria in questi nostri tempi in cui tutti parlano e straparlano in un'overdose di parole il più delle volte inutili e vuote. Viviamo nell’era della comunicazione, siamo continuamente frastornati da messaggi che arrivano da tutte le parti, ma sembra impossibile creare un vero dialogo tra le persone e le culture. Troppo chiasso, troppo frastuono, tutti parlano e nessuno ascolta. Bisognerebbe imparare l’arte del silenzio, imparare a cogliere il valore di certe emozioni che non hanno bisogno di parole, ad assaporare il gusto di sensazioni che durano un attimo ma sono destinate a segnarci per sempre. Ecco allora forse potremmo ritrovare qualche granello di quella magica atmosfera che si crea tra le quattro mura del salotto dove si svolge tutto "Il silenzio del mare".
Silvano Calzini "